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Ortigia in (più o meno) 10 bocconi

Lunedì, 06 Luglio 2015 00:00

di Alberto Corbino

 

Ortigia, il centro storico della gloriosa Siracusa una volta abbandonato, sta ritornando ai fasti del passato grazie al turismo. Un turismo abbastanza informato, curioso, appena inquinato dal turistame che si riversa in piazza Duomo e per le vie principali nei giorni d’estate.

Ortigia è riuscita a mantenere una sua autenticità anche nel settore enogastronomico, che giovani imprenditori ed artigiani hanno saputo far incontrare con l’innovazione e l’eleganza di piatti e ambienti. Questo NON vuol dire che a Ortigia si mangi bene dappertutto: anzi, proprio in uno di questi ristoranti partner del turismo di massa in pieno centro (inizia con K) mi hanno servito – col sorriso – probabilmente la cena italiana peggiore di tutta la vita. Ma è anche vero che citando solo 10 posti o poco più farò torto a tanti bravi operatori del settore che meriterebbero attenzione e menzione.

Ma tant’é, una cernita bisognerà pur farla e quindi… andiamo a cominciare l’elenco, frutto di sei settimane di attenta e gradita ricerca nell’Ortigia in 3B, bella buona e brava. Che vitaccia.

Rosticceria: Arancino di riso. Senza dubbio alcuno: bar Midolo, poco fuori Ortigia, sul Corso Umberto I, mangi in piedi e porti via la felicità (forse è per questo che sorridono poco!).

Rosticceria-pasticceria: provate la Siciliana (pizza fritta con formaggio tuma e alici): pasticceria Artale, via Landolina, una traversa di piazza Duomo.

Sia Midolo che Artale sono due luoghi frequentati da indigeni e quindi esteticamente non si fanno notare, ma in compenso producono cibo di grande qualità. Ad Artale fossi in voi ci andrei anche a colazione, condividendo spazio e tempo dei siracusani veri, cannoli e paste di mandorla inclusi.

Ristoranti: tutti quelli citati hanno pochi coperti e grande passione.

Ristorante bistrot: Le Vin de l’assassin, a Via Roma, quasi sul mare. Un mix siculo-francese, praticamente perfetto, anche come ambiente.

Ristorante “nèo bistrot”: Gut, siciliano e minimale, nei locali del miglior piccolo albergo d’Italia, il Gutwoski di Ortigia, sul lungomare.

Ristorante piccolo e sincero, vincitore del premio qualità/prezzo: A putìa della cose buone, via Roma, 8, (quasi piazza Archimede). Tutto ottimo, ogni volta.

Ristorante vegetariano: Le Comari, tre titolari/cuoche molto creative e capaci, in una piccola piazzetta (piazza San Giuseppe a pochi passi dal mare.

Cibo al mercato: i tavolini dei fratelli Burgio, proprio dove inizia il mercato con i loro taglieri di mare e terra. E, ovviamente, dalle 8 alle 13, andate al mercato e acquistate a piene mani.

Gelati e granite: a Via Roma, c’è Gusto, di fronte all’ingresso per la piazza del Duomo. Piccolo, pochi gusti, ottimo, voto 10 (soprattutto da quando mettono meno zucchero) e pure la lode per la gentilezza e la simpatia.

Pizza: Sicily via Cavour. Un napoletano non consiglia mai la pizza fuori napoli… ma visto che prima o poi si finisce per mangiarla, allora andate qui perchè hanno delle interessanti variazioni sul tema, a lievitazione lenta.

Cibo e musica: a via Roma, c’è il Moon, che è anche ristorante vegano. Mi ha regalato serate di musica live indimenticabili, dalla lirica, al jazz. Sono l’anima di Ortigia.

Aperitivi (ma anche cena): Clandestino, che mi ha fatto scoprire il Kaid (rosso) vendemmi tardiva.

Menzione speciale: Corrado e la velocità con cui prepara a pochi euro semplici e gustosi panini a prezzi irrisori nella salumeria di famiglia (via Roma, quasi sul mare).

 

tratto dal blog Italia in 3B

Letto 2899 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Luglio 2015 18:31

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